Germania: riforma in materia della normativa in materia di contratti

Il primo gennaio 2018 è entrata in vigore la legge denominata “Gesetz zur Reform des Bauvertragsrecht, zur Änderung der kaufrechtlichen Mängelhaftung, zur Stärkung des zivilprozessualen Rechtsschutzes und zum maschinellen Siegel im Grundbuch- und Schiffsregisterverfahren” del 28 aprile 2017, pubblicata in data 4 maggio 2017 (BGBl Teil I Nr. 23, S. 969). Questa legge apporta alcune importanti innovazioni in materia di contratti, inserendo nuovi articoli all’interno del Codice civile tedesco (Bürgerliches Gesetzbuch). In particolare, meritano particolare attenzione le norme relative alla rivalsa del venditore nei casi di vendita a catena.

Vi auguriamo buona lettura.

Alessandro Honert
Avvocato
Rechtsanwalt

Chiara Fiorini
Avvocato
Gestore dell’OCC presso l’Ordine degli Avvocati di Bologna

Alessandro Honert

Chiara Fiorini

I diritti dell’acquirente
Le nuove norme attinenti ai contratti di compravendita sono per la maggior parte il frutto della codificazione della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea e del Bundesgerichtshof (BGH), la Corte di Cassazione tedesca, elaborata tra il 2009 ed il 2012. 

Prima della riforma
La questione nodale, portata all’attenzione dei giudici, verteva sulla distribuzione dei costi di sostituzione dei materiali difettosi, in particolar modo le spese di smontaggio e rimontaggio. Le pronunce della Corte di giustizia e del BGH hanno sancito che il venditore debba farsi carico di tali costi a prescindere dall’imputabilità del vizio, a condizione tuttavia che l’acquirente sia un consumatore (cosiddetto rapporto “B2C”). Nel rapporto tra imprenditori, invece, in base alla giurisprudenza del BGH, il citato obbligo di rimborso sussisteva solo in caso di imputabilità del vizio allo stesso venditore.

Dopo la riforma
Ebbene, la riforma, da un lato, codifica la suddetta giurisprudenza e, dall’altro lato, estende la stessa anche al rapporto tra imprenditori (cosiddetto rapporto “B2B”).
Infatti, ai sensi del riformato § 439 c. 3, primo periodo, BGB, nell’ipotesi in cui l’acquirente abbia unito la cosa viziata ad un altro oggetto, l’obbligo di intervento in garanzia del venditore comprende il rimborso delle somme necessarie per lo smontaggio della cosa viziata nonché il successivo montaggio della cosa priva di vizi, il tutto tuttavia a condizione che l’unione della cosa oggetto di compravendita con un altro oggetto non sia atipica ma conforme alla destinazione d’uso della stessa.
La nuova norma si applica indistintamente ad acquirenti imprenditori o consumatori e prescinde dall’imputabilità del vizio.
Inizialmente, il legislatore aveva ipotizzato la facoltà del venditore di decidere se effettuare in proprio la rimozione della cosa viziata ed il successivo ripristino, oppure limitarsi al rimborso dei relativi costi sostenuti dall’acquirente, ma nel testo di legge entrato in vigore tale facoltà non è contemplata, motivo per il quale il venditore è in ogni caso tenuto al rimborso. L’ammontare del rimborso dovuto deve essere determinato in base alle specifiche circostanze del singolo caso, inteso tuttavia che l’obbligo di rimborso è limitato ad un importo “congruo” (angemessener Betrag), ove la riparazione e/o fornitura di una cosa esente da vizi dovesse comportare costi eccessivi rispetto al valore della cosa ed alla rilevanza del vizio (secondo il disposto del, § 475 c. 4, secondo periodo BGB).
Ai sensi del § 439 c. 3 secondo periodo, 442 c. 1 BGB è escluso il diritto al rimborso in caso di conoscenza da parte dell’acquirente del vizio al momento in cui ha effettuato il montaggio.

Il diritto di rivalsa del venditore
I venditori che ai sensi del § 439 c. 3 primo periodo 1 BGB devono rimborsare ai propri clienti i costi di smontaggio e montaggio, possono rivalersi sui propri fornitori in presenza delle condizioni stabilite nel nuovo § 445a BGB.
Tale norma si applica solo a merce nuova e ha quale presupposto che il vizio fosse già in essere al momento del passaggio del rischio nel rapporto tra fornitore e rivenditore; il rivenditore è gravato del relativo onere della prova.
Il diritto di rivalsa si prescrive in due anni dalla data di consegna della cosa (§ 445b c. 1 BGB), ma comunque non prima del decorso di due mesi dalla data in cui il rivenditore abbia adempiuto ai propri obblighi nei confronti dei propri clienti; detta sospensione della decorrenza della prescrizione cessa in ogni caso decorsi 5 anni dal giorno in cui il fornitore ha consegnato la cosa al rivenditore.
Il diritto di rivalsa si applica anche a rapporti tra soli imprenditori; ciò costituisce un’importante innovazione, posto che il diritto di rivalsa pre-riforma aveva quale presupposto che il cliente finale fosse un consumatore (alla pari dell’art. 131 del Codice del Consumo del diritto italiano).

Accordi in deroga
Le parti contrattuali possono, sulla base di specifici accordi individuali, escludere l’obbligo di rimborso dei costi di smontaggio/montaggio. Sulla base di “condizioni generali”, invece, è pacifico che  tale deroga non possa  essere convenuta nei confronti di consumatori, mentre la questione è ancora aperta nel rapporto tra imprenditori.

Avvocato Rechtsanwalt Alessandro Honert

Avvocato Chiara Fiorini, Gestore dell’OCC presso l’Ordine degli Avvocati di Bologna


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